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PREMIO GREGOR VON REZZORI

CITTÀ DI FIRENZE

XIII Edizione

Direttore artistico Andrea Bajani

3 - 6 Giugno 2019


PREMIO GREGOR VON REZZORI – CITTÀ DI FIRENZE
PER LA MIGLIORE OPERA DI NARRATIVA STRANIERA TRADOTTA IN ITALIA

XIII EDIZIONE


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ANDRÉS BARBA, REPUBBLICA LUMINOSA traduzione di Pino Cacucci – La nave di Teseo 


Denso e surreale come Il signore delle mosche di Golding, nitido quanto Conrad, magico come García Márquez, Barba è un autore audace e di raro talento. Questa storia, che ha i contorni di una favola metafisica e oscura, ha il respiro dei grandi romanzi. 

La placida e poverissima cittadina tropicale di San Cristobal, incastonata tra la selva e il fiume, viene sconvolta un giorno da trentadue bambini, provenienti dal nulla. Sono violenti, sono estremi: mendicano e rubano, scippano, disturbano. E parlano una lingua incomprensibile, un gergo selvatico. Sono degli estranei, a tutti gli effetti. Le reazioni non tardano a manifestarsi: c’è chi cerca spiegazioni, chi vuole salvarli e chi invece si schiera decisamente contro di loro. Ma quanto più estreme sono le posizioni, tanto più si dimostrano fallimentari, in uno scenario sempre più perturbante. Ma chi sono questi bambini, che mettono in discussione la vita sociale? Da dove vengono e cosa vogliono dire? A raccontare la storia un narratore esterno, testimone dei fatti, impiegato presso l’ufficio affari sociali, che arriva a San Cristobal con moglie e figlia. Sarà lui la mente più lucida a intuire ciò che sta accadendo. E sarà una bambina a decifrare il codice linguistico dei 32 bambini.

Andrés Barba (Madrid, 1975) si è fatto conoscere nel 2001 con La sorella di Katia (Premio Herralde de Novela), accolta splendidamente da critica e pubblico, al quale seguirono Ahora tocad música de baile, Versiones de Teresa (Premio Torrente Ballester), Piccole mani, Agosto, ottobre, Ha smesso di piovere e i racconti di La recta intención. La rivista «Granta» l’ha inserito nella sua prestigiosa lista dei migliori narratori contemporanei di lingua spagnola.


Credits: Riccardo Cavallari

Credits: Riccardo Cavallari

ELIF BATUMAN, L’IDIOTA traduzione di Martina Testa – Einaudi 

Nel 1995, mentre il mondo impara a usare le email e a comunicare via internet, Selin è una matricola a Harvard. Per lei comunicare, con o senza internet, è sempre stato un problema. Il suo rapporto con il mondo passa soltanto attraverso i romanzi: e così tutto della vita universitaria le pare assurdo. Il cavo Ethernet della connessione di dipartimento serve per impiccarsi? Se si compra tequila per la festa, come mai anche il sale? E perché nessuno si rende conto di desiderare solo ciò che non può avere? Quando però incontra Ivan tutto cambia. E per la prima volta capisce quanto è bizzarro e doloroso il desiderio e quanto è difficile ottenere ciò che si vuole davvero. 

Elif Batuman fa, con grazia e umorismo, qualcosa di straordinario: il racconto della giovinezza. Di quel tempo, cioè, in cui ogni esperienza ci viene incontro come se fosse la prima volta, di quell’epoca della vita (l’unica) in cui impariamo tutto, sempre, in ogni momento. Ma anche di quell’età di cui, come diceva Proust, non ripeteremmo nulla, di quei giorni che rivisti oggi, per quanto offuscati dal filtro della nostalgia, ci appaiono come una lunga e disperante sequela di errori, passi falsi, malintesi. L’idiota è il suo primo romanzo ed è stato inserito in praticamente in tutte le liste dei libri migliori dell’anno, oltre a essere stato finalista al Pulitzer, al Women’s Prize for Fiction e ad altri premi. 

Elif Batuman, nata a New York nel 1977, dopo il dottorato in Letterature comparate a Stanford, ha iniziato a scrivere su numerose riviste. Collaboratrice del «New Yorker» dal 2010, ha vinto il Whiting Writers’ Award, il Rona Jaffe Foundation Writers’ Award e il Paris Review Terry Southern Prize for Humor. Ha scritto anche I posseduti. Storie di grandi romanzieri russi e dei loro lettori (Einaudi). Su twitter è conosciuta come @BananaKarenina.


Credits: Lorenzo Bassi

Credits: Lorenzo Bassi

ANNIE ERNAUX, UNA DONNA traduzione di Lorenzo Flabbi– L’Orma 

Pochi giorni dopo la morte della madre, Annie Ernaux traccia su un foglio la frase che diventerà l’incipit di questo libro. Le vicende personali emergono allora dalla memoria incandescente del lutto e si fanno ritratto esemplare di una donna del Novecento. La miseria contadina, il lavoro da operaia, il riscatto come piccola commerciante, lo sprofondare nel buio della malattia, e tutt’attorno la talvolta incomprensibile evoluzione del mondo, degli orizzonti, dei desideri. Scritte nella lingua «più neutra possibile» eppure sostanziate dalle mille sfumature di un lessico personale, famigliare e sociale, queste pagine implacabili si collocano nella luminosa intersezione tra Storia e affetto, indagano con un secco dolore – che sconvolge più di un pianto a dirotto – le contraddizioni e l’opacità dei sentimenti per restituire in maniera universale l’irripetibile realtà di un percorso di vita. 

Annie Ernaux, nata a Lillebonne (Senna Marittima) nel 1940, è una delle voci più autorevoli del panorama culturale francese. Studiata e pubblicata in tutto il mondo, la sua opera è stata consacrata dall’editore Gallimard, che ne ha raccolto gli scritti principali in un unico volume nella prestigiosa collana Quarto. Nei suoi libri ha reinventato i modi e le possibilità dell’autobiografia, trasformando il racconto della propria vita in acuminato strumento di indagine sociale, politica ed esistenziale. Considerata un classico contemporaneo, è amata da generazioni di lettori e studenti. Della stessa autrice L’orma editore ha pubblicato Il posto, Gli anni, vincitore del Premio Strega Europeo 2016, L’altra figlia e Memoria di ragazza.


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STEFAN MERRILL BLOCK, OLIVER LOVING traduzione di Massimo Ortelio – Neri Pozza 

Bliss, Texas. Alle 9.09 di sera del 15 novembre, durante il ballo della scuola, un ex alunno ventunenne, smilzo e pieno di tatuaggi, Hector Espina Junior, parcheggia il suo pick-up fuori dall’ingresso laterale ed entra nell’edificio con un fucile d’assalto comprato a una fiera di armi a Midland. Non si dirige in palestra dove i ragazzi stanno ballando e potrebbe fare una carneficina, bensì nell’aula sul retro, dov’è radunato il gruppo teatrale in attesa di salire sul palco. Hector non dice una parola prima di mettersi a sparare. L’orrore è amplificato dalla rapidità dell’attacco: il tutto non dura più di un minuto. Mentre esce dall’aula, l’assalitore si imbatte in Oliver Loving, un diciassettenne allampanato, timido e maldestro. Un ragazzo che desidera soltanto passare inosservato, bravo a scuola e impacciato con le ragazze, soprattutto con quella cui muore dietro da un anno, Rebekkah Sterling, uno scricciolo pallido con i capelli color rame. Hector spiana il fucile, trucidando il futuro dell’intera famiglia Loving, prima di togliersi lui stesso la vita.

Dieci anni dopo Oliver è ancora il «martire» di Bliss, ricoverato, in coma vegetativo, nella Crockett State Assisted Care Facility. Attorno al suo letto d’ospedale orbitano le vite dei suoi familiari compresa quella di Rebekkah Sterling, che si era misteriosamente salvata dalla sparatoria per svanire poi nel nulla. Quando un nuovo test medico sembra promettere una soluzione per liberare la mente intrappolata di Oliver, sulla bocca di tutti affiora la domanda: potrà Oliver raccontare ciò che è realmente accaduto in quella fatidica notte?

Stefan Merrill Block è nato a Plano, nel Texas. Tra le sue opere: Io non ricordo (Neri Pozza 2008, Beat 2012) e La tempesta alla porta (Neri Pozza 2011, Beat 2014). Ora vive a Brooklyn con la moglie e la figlia.


OLGA TOKARCZUK, I VAGABONDI traduzione di Barbara Delfino– Bompiani

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La narratrice che ci accoglie all’inizio di questo romanzo confida che fin da piccola, quando osservava lo scorrere dell’Oder, desiderava una cosa sola: essere una barca su quel fiume, essere eterno movimento. È questo spirito-guida che ci conduce attraverso le esistenze fluide di uomini e donne fuori dell’ordinario, come la sorella di Chopin, che porta il cuore del musicista da Parigi a Varsavia, per seppellirlo a casa; come l’anatomista olandese scopritore del tendine di Achille che usa il proprio corpo come terreno di ricerca; come Soliman, rapito bambino dalla Nigeria e portato alla corte d’Austria come mascotte, infine, alla morte, impagliato e messo in mostra; e un popolo di nomadi slavi, i bieguni, i vagabondi del titolo, che conducono una vita itinerante, contando sulla gentilezza altrui. Una scrittura talvolta guizzante, come le rapide, talvolta più lenta, per raccontarci chi siamo stati, chi siamo e forse chi saremo: individui sensibili al richiamo del nomadismo che fa parte di noi, che ci rende vivi e ci trasforma, perché “il cambiamento è sempre più nobile della stabilità”.

Olga Tokarczuk, è nata nel 1962 e ha studiato psicologia a Varsavia. È scrittrice e poetessa tra le più acclamate della Polonia e la sua opera è stata tradotta in trenta paesi. I vagabondi le è valso l’International Man Booker Prize 2018 ed è stato finalista al National Book Award.


PREMIO GREGOR VON REZZORI – CITTÀ DI FIRENZE
PER LA MIGLIORE TRADUZIONE DI UN’OPERA NARRATIVA STRANIERA

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ENRICO TERRINONI
per ANTOLOGIA DI SPOON RIVER di EDGAR LEE MASTERS – Feltrinelli

Enrico Terrinoni, nato a Gorizia nel 1976, è professore ordinario di Letteratura Inglese all’Università per Stranieri di Perugia. Ha tenuto lezioni e conferenze in più di venti università nel mondo. È stato Research Fellow alla Indiana University, Research Scholar alla Notre Dame University e Research Fellow allo University College Dublin. Ha tradotto numerosi romanzi tra cui “Ulisse” (Premio Napoli per la Lingua e la Cultura Italiana, 2012) e “Finnegans Wake” di Joyce (Premio Annibal Caro 2017), ma anche “L’antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters, “La Lettera Scarlatta” di Nathaniel Hawthorne, e le favole di Oscar Wilde. In uscita, per il Saggiatore, il suo “Oltre abita il silenzio. Tradurre l’Ombra”. E’ giornalista pubblicista e scrive regolarmente per “Il manifesto” e “Left-Avvenimenti”, ma suoi articoli sono apparsi sul “Corriere”, “Repubblica”, “Il Messaggero”, “La Stampa” e altri quotidiani italiani.


COLM TÓIBÍN

Lectio Magistralis “Henry James a Firenze” Introduce Michael Cunningham

Martedì 4 giugno 2019 | ore 18.30 | Cenacolo di Santa Croce

Ingresso libero fino a esaurimento posti

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Colm Tóibín è un esperto di James. The Master, il suo romanzo del 2004, è dedicato a Henry James, agli anni vissuti in Italia, alle sue amicizie con Constance Fenimore Woolson, Lizzie e Frances Boott, con cui ha trascorso il suo tempo a Firenze nella villa di Bellosguardo.
Nella sua lectio, Tóibín racconterà che «In una lettera a Lizzie Boott del 1874, dopo una visita all’appartamento di Villa Castellani, James scrisse quanto gli sarebbe piaciuto “vivere in quella solenne, pittoresca vecchia casa”. Aggiungeva: “Ho il vago presentimento che lo farò, un giorno o l’altro». Tóibín ci descriverà le vite di queste persone. Oltre a quelle menzionate, anche quella dell’artista Frank Duveneck, insegnante di arte di Lizzie a Monaco, che lei avrebbe sposato, e quando Lizzie riuscì «a convincere Duveneck a trasferirsi a Firenze lui, da parte sua, invitò tutti i suoi allievi a seguirlo». Queste case e queste persone hanno trovato la loro strada nelle opere di James e - come ci dirà Tóibín - «Siccome quel gruppo lo stuzzicava, e catturava la sua immaginazione, questo gli dava modo di lavorare. Di creare alcune delle pagine migliori della sua narrativa osservando quelle persone a Firenze negli ultimi decenni del Diciannovesimo secolo». A introdurre la lectio sarà Michael Cunningham, vincitore del Premio Pulitzer con il romanzo Le ore, da cui è stato tratto il film di Stephen Daldry con Meryl Streep, Nicole Kidman e Julianne Moore.


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FABRIZIO GIFUNI

Leggere Spoon River

Regia di Volker Schlöndorff

Intervengono Andrea Bajani, Andrea Landolfi, Enrico Terrinoni vincitore del Premio Gregor von Rezzori per la traduzione per Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters
In collaborazione con Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

Lunedì 3 giugno 2019 | ore 21.00 | Teatro Goldoni

Ingresso libero fino a esaurimento posti