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2011 Vincitori

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2011 V Edizione Vincitori

La Miglior Opera di Narrativa Straniera

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Aleksandar Hemon, Il Progetto Lazarus  (Einaudi, translation by Maurizia Balmelli)

Aleksandar Hemon è nato a Sarajevo nel 1964 e dal 1992 vive negli Stati Uniti, dove è rimasto bloccato dallo scoppio della guerra in Bosnia poco tempo dopo il suo arrivo. Tre anni più tardi ha cominciato a scrivere in inglese e nel 2004 ha ricevuto uno dei più grandi riconoscimenti, il prestigioso “genius grant” della MacArthur Foundation. Presso Einaudi ha pubblicato Spie di Dio nel 2000 e Nowhere Man nel 2004. Il progetto Lazarus,  finalista al National Book Award 2008.

La Motivazione

«Il progetto Lazarus di Aleksandar Hemon è un romanzo di 290 pagine, ma in tutto il libro non c’è nemmeno un paragrafo superfluo. Questo romanzo potente (il terzo libro pubblicato da Hemon) racconta due storie ambientate in momenti storici diversi. La prima vicenda, che risale all’inizio del ventesimo secolo, riguarda un immigrato ebreo di nome Lazarus, che viene scambiato per un pericoloso assassino anarchico e viene ucciso a Chicago. Lazarus viene rapidamente sepolto, ma (in un’orrida variazione sul nome), il suo corpo viene dissotterrato da studenti di medicina che lo privano degli organi. Olga, la sorella di Lazarus, si batte per recuperare il corpo del fratello, per dargli degna sepoltura, nel rispetto del loro credo religioso, e per riabilitarne il nome. 

L’altra storia, che si svolge in epoca contemporanea, riguarda uno scrittore bosniaco di nome Vladimir Brik, residente a Chicago, che comincia a interessarsi della vicenda di Lazarus. Cerca di ricostruirla e di riviverla, tornando in Europa orientale insieme a un amico fotografo. La violenza casuale della Sarajevo di oggi (il fotografo viene ucciso da un passante che vuole provare il suo nuovo fucile) si sovrappone alla violenza dei poliziotti della Chicago di inizio secolo.

La narrazione di Hemon è sempre vivace e autentica, sia quando descrive come Brik si frattura una mano pestando un odioso ruffiano, sia quando racconta di come, nella Chicago dei primi anni del Novecento, un ebreo viennese cerca di ottenere informazioni incriminanti dalla sorella di Lazarus con lusinghe. La maggior parte dei romanzi perdono slancio o interesse o si ripetono; Il progetto Lazarus invece rimane conciso, dinamico e veritiero dall’inizio alla fine.

Lo stile narrativo di Hemon è sempre avvincente. Nel momento in cui si comincia a leggere una pagina, o anche solo una frase, si viene trascinati dalle potenti correnti della narrazione. La sintassi è lineare, perfino ruvida, ma la sensibilità di Hemon è attenta a quei dettagli che riempiono di vita ogni ritratto e ogni scena.  

Viviamo in un mondo frammentato di immigrazione, pulizia etnica, guerre tribali, globalizzazione, sfruttamento del terzo mondo da parte del primo. Sebbene tale frammentazione abbia raggiunto l’apogeo ai giorni nostri, essa è cominciata con l’inizio della modernità e con l’emergere di un’economia internazionale e di una guerra industrializzata. Senza mai essere didascalico o saggistico, Hemon ci pone di fronte ai grezzi dati umani di una società violenta e disgregata e ne fa risalire le origini all’alba del ventesimo secolo. Tuttavia, queste grandi forze sono sempre messe in evidenza da personaggi memorabili, che spesso agiscono e reagiscono ignorando completamente l’esistenza dell’altro.

Aleksandar Hemon dissipa questa ignoranza e ci consente di capire ciò che appare misterioso e inaccessibile all’occhio non istruito. È la nostra guida tra le grandi incomprensioni che minano la coesione del nostro mondo. Grazie all’occhio di Hemon, possiamo finalmente rendere trasparente l’opaco e comprensibile l’imperscrutabile.  Hemon è un maestro della narrazione e i suoi racconti hanno un ritmo svelto, personaggi convincenti e particolari, scene che si imprimono nella nostra coscienza con la forza accecante del flash di una macchina fotografica scattato nel buio. Ma le sue narrazioni non sono soltanto piacevoli e avvincenti; sono anche emblematiche della politica controversa dei giorni nostri.»


La Miglior Traduzione

Franca Cavagnoli (Feltrinelli) 

Tommaso Pincio (minimum fax)

Roberto Serrai (Marsilio)

The prize for the best Italian translation of a work of foreign fiction awarded ex-aequo for the translation of The Great Gatsby by F. Scott Fitzgerald


Finalisti

Marie NdiayeTre donne forti (Giunti Editore)

Marie Ndiaye è nata a Pithivier nel 1967 da padre senegalese e madre francese. Si è laureata a L’Académie de France a Roma. Tra il 1985 e il 2009 ha pubblicato più di venti opere tra romanzi, racconti e commedie teatrali. In Italia sono stati pubblicati alcuni suoi romanzi tra cui In Famiglia, Il Pensiero dei sensi, La diavolessa, Tutti i miei amici, Papà è tornato, Fuori stagione, Una stretta al cuore e Tre donne forti. Ha vinto il Prix Femina nel 2001 e il Prix Goncourt nel 2009 per Tre donne Forti. Oggi vive a Berlino con il marito e tre figli.

David Mitchell, I mille autunni di Jacob de Zoet (Frassinelli)

David Mitchell, nato nel 1969 a Southport, nel Lancashire, è laureato in Letteratura inglese e americana e ha conseguito un ulteriore diploma in Letteratura comparata. Ha vissuto in Giappone, insegnando inglese, dal 1994 al 2003, quando si è trasferito in Irlanda, dove attualmente risiede con la moglie e figli. Insignito di numerosi premi, ha pubblicato Nove gradi di libertà, vincitore del Mail on Sunday/John Llewellyn Rhys Award; in seguito, Sogno numero 9 e L’atlante delle nuvole, entrambi finalisti del Man Booker Prize, e A casa di Dio. I mille autunni di Jacob de Zoet è finalista al Man Booker Prize 2010.

Miguel SyjucoIlustrado (Fazi)

Miguel Syjuco è nato e cresciuto a Manila. Il suo libro d’esordio Illustrado ha vinto il Man Asian Literary Prize, Hugh MacLennan Prize e il Palanca Award. E’ stato finalista per il Grand Prix du livre in Montreal, per l’Amazon First Novel Award e per il Commonwealth First Book Prize per il Canada e i Caraibi. Sarà tradotto in più di quindici lingue. Syjuco si è laureato in letteratura inglese all’Università di Manila, un master in scrittura creativa alla Columbia University e un dottorato in letteratura all’Università di Adelaide. Ha scritto per i seguenti giornali: New York Times, International Herald Tribune, Drawbridge, Walrus, Globe & Mail, CBC. Attualmente vive a Montreal.

Wells TowerTutto bruciato, tutto devastato (Mondadori)